Polar Express: tutti a bordo per un Natale 2011 magico prima parte

di francesca Commenta

 

Una storia natalizia che non invecchia mai e che è stata ripresa nel 2004 in un film. Noi vi riportiamo il testo per farvi innamorare ancora di un racconto per le feste che merita di essere letto tutto di un fiato come Polar Express: “Una vigilia di Natale di molti anni fa, me ne stavo tranquillo nel mio letto. Non muovevo le lenzuola, respiravo lentamente, senza far rumore. Aspettavo di udire un suono, un suono che secondo un mio amico non avrei mal sentito: le campanelle della slitta di Babbo Natale. «Babbo Natale non esiste» insisteva il mio amico, ma sapevo che si sbagliava. Nel cuore di quella notte io udii dei suoni, però non erano le campanelle. Da fuori giunse un sibilo di vapore e uno stridio di metallo. Guardai dalla finestra e vidi un treno, immobile davanti a casa mia. Era avvolto in una nuvola di vapore e la neve gli cadeva attorno a fiocchi leggeri. Il capotreno, sulla porta di una carrozza, trasse un grande orologio dal taschino del panciotto e guardò verso la mia finestra. Mi infilai pantofole e vestaglia e sgattaiolai in punta di piedi fuori di casa.

«Tutti a bordo!» esclamò il capotreno. Gli corsi incontro. «Bene» disse. «Vieni?» «Dove?» domandai. «Come dove, al Polo Nord» rispose lui. «Questo è il Polar Express». Afferrai la sua mano tesa e lui mi issò a bordo. Il treno era pieno di ragazzi, in pigiama e camicia da notte. Intonammo i canti di Natale e mangiammo dolci ripieni di torrone bianco come la neve. Bevemmo cioccolata calda, densa e ricca come cioccolato fuso. Fuori, le luci delle città e dei paesi brillavano in lontananza mentre il Polar Express correva verso Nord. Presto tutte le luci scomparvero. Viaggiammo attraverso foreste scure e fredde, dove erravano lupi magri, e i conigli dalle bianche code si nascondevano quando il fragore del treno irrompeva nel silenzio della boscaglia. Ci inerpicammo su per montagne talmente alte che sembravano toccare la luna. Ma il Polar Express non rallentò mai. Correva sempre più veloce, superando picchi e valli come una macchina sull’ ottovolante.

Le montagne divennero colline, le colline pianure coperte di neve. Attraversammo un arido deserto di ghiaccio, la grande calotta polare. In lontananza comparvero delle luci: sembravano quelle di una strana nave da crociera che solcava un oceano ghiacciato. «Siamo al Polo Nord» disse il capotreno. Il Polo Nord. Era un’ enorme città in cima al mondo, piena di fabbriche dove si costruivano tutti i giocattoli di Natale. All’ inizio non vedemmo nessun elfo. «Sono riuniti nel centro della città» ci disse il capotreno. «È lì che Babbo Natale consegnerà il primo regalo». «E chi lo riceverà?» chiedemmo tutti. E il capotreno rispose: «Lui sceglierà uno di voi». «Guardate!» esclamò un ragazzo. «Gli elfi!» Fuori ce n’erano a centinaia. Man mano che il treno si avvicinava al centro del Polo Nord, le strade erano talmente gremite di aiutanti di Babbo Natale che rallentammo fin quasi a fermarci. Quando il Polar Express non poté andare oltre si arrestò e il capotreno ci condusse fuori. Ci facemmo strada tra la folla fino al margine di un vasto semicerchio. Di fronte a noi c’era la slitta di Babbo Natale.

 

 

 


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